ALBERTO BRANCA: PARALIPOMENA – DALL’ 1 AL 15 OTTOBRE 2026

“ALBERTO BRANCA: Paralipomena”
INAUGURAZIONE: Giovedì 1 Ottobre 2026, dalle ore 18.00
MUSEO MIIT – TORINO, CORSO CAIROLI 4
Dal 1 al 15 Ottobre 2026
Orario: da martedì a sabato 15.30-19.30; altri giorni e orari su appuntamento per visite guidate, gruppi, scolaresche
Info: 011.8129776 – 334.3135903 – www.museomiit.it
Il Museo MIIT di Torino è lieto e onorato di presentare la mostra personale ‘Alberto Branca. Paralipomena’.
Dall’ 1 al 15 Ottobre, con inaugurazione giovedì 1 Ottobre dalle ore 18.00, sarà possibile ammirare un’ampia selezione di opere del Maestro che dedica questa esposizione alla serie intitolata appunto ‘Paralipomena’, cioè cose dimenticate, tralasciate… Come spiega il Maestro, in realtà la mostra dovrebbe intitolarsi Opera al Nero e ciò per lo spiccato senso “alchemico” che tali opere ispirano e proiettano nell’osservatore anche meno ferrato ai codici ermetici. La prospettiva di questa mostra è la proiezione visiva di un percorso interiore, fatto di ambienti cupi, inconsci, onirici, ma che non vogliono descrivere, in modo semplicistico, uno stato d’animo tenebroso o occulto, bensì, al contrario, portare in nuce, nascosta, ma presente, una scintilla di luce, a volte anche solo intuita od accennata…
Questo percorso è figlio di una ricerca basata sulle dinamiche della sperimentazione ordinata e strutturata sui codici della Tradizione, ma applicata sul supporto visivo in senso “antimoderno“, ovvero non la fascinazione dell’estraneità (l’uso di materiali non tradizionali a volte solo provocatoriamente inutili ), bensì con la consapevolezza che il catalogo delle infinite immagini che l’Uomo ha ormai dentro sé può esprimersi ancora e sempre nell’eterne suggestioni estetiche ed etiche per fortuna imperiture!
Per l’esposizione si è però scelto un più tranquillizzante indirizzo antico, PARALIPOMENA (testi dimenticati) appunto, sul concetto della dimenticanza, o meglio sulle cose tralasciate, quasi accantonate, messe da parte, come non fossero più utili… come rovistare nella memoria (per qualcuno nell’inconscio), al solo scopo di ricordare e perciò rivivere.
La componete cromatica delle opere, parlando di tecnica, è fondamentalmente ad olio, ma intervallata da inserimenti di materiali vari come bitume, grafite, carboncino, sanguigna, pastelli a cera, oro in foglia, o qualunque cosa lasci un segno, un’impronta (riemerge qui l’insegnamento del mio maestro Francesco Preverino). I supporti sono tra i più disparati: legno trattato a gesso, ferro arrugginito, tele preparate con carta spolvero, agglomerati lignei da cantiere, ecc…
‘Le mie fonti d’ispirazione – spiega Alberto Branca – sono… praticamente tutto! Volendo però entrare un po’ più in dettaglio si può notare da subito una grande passione alla figura umana, ripresa sovente come prototipo di armonia e perfezione, soggetto privilegiato del racconto pittorico fino alla sua estrema sintesi di un suo parziale auto-annullamento. Quindi il segno dei nostri grandi maestri del passato, Antonello da Messina, Bellini, Durer, Holbein, Goya, il grandissimo William Blake, Bacon, Franz Kline, ma anche i meravigliosi neri di Vedova, le tracce cromatiche di Chagall, le alchimie di Keifer… le pitture murali di Pompei!’.
BIOGRAFIA
Alberto Branca nasce nel 1962 a Torino dove vive e lavora come pittore. Diplomato alla scuola d’arte Liceo Artistico Vittorio Veneto, frequenta la Facoltà d’Architettura e l’Accademia di Belle Arti. L’interesse per le fonti simbologiche all’origine dell’esperire estetico lo porta a concentrare la sua ricerca sulle dinamiche iconologiche e iconometriche definite attraverso un percorso interiore distante le molteplici congetture di un mercato dell’arte attento troppe volte solo alle valorizzazioni economiche e commerciali. Non ci sono lunghi nè magniloquenti elenchi di esposizioni delle sue opere, non ci sono attestati nè premi di rispettati concorsi, solo un lento ed intenso lavoro fatto di studio, sperimentazione e disciplina. Questo tipo d’approccio all’Arte come vero campo di conoscenza ed insegnamento, non può non condurre all’integrazione attiva e fattiva di altri campi della fenomenologia artistica quali la poesia, altra sua disciplina molto amata, la musica, che deve essere quantomeno conosciuta in tutte le sue molteplici forme, l’architettura, fonte inestinguibile dei processi formali ripresi sulle regole auree della Tradizione.
Esperto di studi sulle Icone bizantino-paleorusse, è autore di numerosi scritti tra cui “Il Veicolo Spirituale” conservato al museo Tret’jacov di Mosca. Fonda nell’anno 2000, assieme ad architetti e medici, l’associazione “Harmonia Mundi” per la promulgazione dei principi armonici nelle diverse professionalità.
È autore di opere teatrali, poetiche e saggistiche. Tiene corsi di educazione artistica, semantica e propedeutica della forma. Nell’anno 2005, è tra i fondatori dell’associazione “officina 04”, dedita alla formazione teatrale, sia come proposte della tradizione scenica, sia per la sperimentazione di nuove forme di linguaggio dinamico. Nel 2010 consegue il titolo di Master Universitario in Scienza e Fede alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale di Torino.
Nel 2011 è selezionato alla 54° Esposizione Internazionale della Biennale di Venezia. Nella sua pratica pittorica si fa luce una ricca rielaborazione dell’Icona tradizionale, sviluppando un proprio ed originale approccio alle tematiche iconografiche di questa particolare pittura.
“… credo, in ultima analisi, che il mio solo scopo
sia quello di sintetizzare le molteplici possibilità dell’intuizione artistica, dare cioè
solo un micro impulso alla dinamica della fruizione soggettiva attraverso una
occasione oggettiva”.
A.B.
TESTO CRITICO
L’arte di Alberto Branca è come un velo da scostare per intravvedere la verità: quella interiore, dell’Uomo scaraventato in una società disorientata dalla spasmodica rincorsa verso l’effimero e quella del mondo contemporaneo, troppo spesso ancorata alla quotidianità, all’aridità del tangibile che esclude fantasia e sogno. Nelle sue opere monumentali, potenti, scabre, Branca sembra volerci spingere ad oltrepassare quel velo di ferro e catrame, di polvere e legno per scardinare una realtà ormai priva di valori. Quei valori dimenticati, messi da parte, negati che negli oggetti ‘salvati’ dal Maestro e risuscitati in arte possono finalmente trovare nuova vita, recuperando memoria, cultura, storia, spiritualità. Nel percorso creativo di Branca è fondante, infatti, anche l’atavico contrasto simbolico ed esperienziale tra luce e buio, sicuramente tra le opposizioni semantiche più antiche e potenti dell’immaginario umano. Pochi simboli sono così immediati e, allo stesso tempo, tanto profondi da evocare purezza, rivelazione, orientamento o, al contrario, mistero, occultamento, paura, smarrimento…. Branca coglie l’essenza di tale linguaggio simbolico e va oltre le apparenze semplicistiche: la luce non è sempre bene e il buio non è sempre male, ma sono elementi, percezioni fisiche e spirituali, stati d’animo che vivono in osmosi, incomprensibili e inesistenti l’uno senza l’altro. Le superfici specchianti nella negazione stessa della luce, nel nero profondo, nell’abisso del tempo e dello spazio, gli strati intensi ed intrisi di materia, queste sculture martoriate di segni, sovrastrutture, presenze, raccontano emozioni, disperate illusioni, tragiche intuizioni, ma anche vitali testimonianze di quanto ogni oggetto, ogni elemento possa in realtà rappresentare un nuovo inizio, una ritrovata energia solo mutando aspetto, stato d’animo, visione, opportunità… La nostra psiche, l’esperienza di vita di ciascuno di noi si forma dalla fusione e dal collegamento tra infinite sinapsi emotive, concettuali, dinamiche scaturite dal vivere, dall’osservare, dal ‘sentire’ nel profondo ciò che ci circonda, trasformando anche l’oscurità più profonda in una nuova possibilità di rinascita e consapevolezza. Nel suo percorso di crescita e formazione umana ed artistica, Alberto Branca ha imparato a conoscere la continua sinergia e il reciproco completamento degli opposti, nella scienza come nella filosofia, nella letteratura come nel cinema, nel mito come nella religione, nella poesia come nella pittura, trovando proprio nella loro tensione e nella loro sintesi la chiave per interpretare la complessità dell’esistenza e dare forma alla sua visione del mondo. ‘Parerga e Paralipomena’ è il titolo di una delle opere minori, ma molto interessanti, del filosofo Arthur Schopenhauer e in queste sue ‘digressioni e omissioni’ emerge , in particolare nella seconda parte del testo, la sua visione sul dolore dell’esistenza, il suicidio, la compassione, il destino dell’uomo, ma anche sull’amore e la psicologia dell’Essere. ‘Paralipomena’ intesa quindi, come pure nei lavori di Branca, quale monito ad integrare, approfondire, salvare, sviscerare l’essenza dell’esistenza che si può trovare nelle piccole cose, nei ricordi, negli attimi effimeri della quotidianità, in una metafora continua tra arte e vita. Le opere di Branca sono come ‘appendici’ visive della sua ricerca e della sperimentazione continua che prosegue da anni, assemblando frammenti di materiali inutilizzati e dimenticati, scartati e dismessi, fino all’esito finale che non è forse mai definitivo, bensì sempre in trasformazione ed evoluzione, concettualmente e artisticamente.
Guido Folco












